sabato 22 novembre 2014

Cotti auguri a Beppe Braida e Suonati complimenti a Maurizio Motta



Quando abbiamo pensato al titolo di questo blog, volevamo unire la musica a qualcosa di diverso, parlare di musica, ma partendo da altro. Poi dopo qualche settimana ho iniziato a collaborare per un nobile evento l'ART BUCKET CHALLENGE - Una secchiata d'arte contro la SLA e più volte mi è ritornato in mente che quel Cotti e Suonati avesse potuto avere diversi significati!

Come quello che la musica e la comicità possono stare bene insieme sullo stesso palco! E anche la musica e l'arte circense, e la musica e la magia, ma anche la musica e la letteratura! E poi la musica e l'amore... quando siamo cotti a puntino!

Una settimana fa l'evento ideato dal duo comico dei Mammuth, Diego Casale e Fabio Rossini, ha segnato un caloroso sold out per il Teatro Le Serre di Grugliasco, e ha regalato una serata di arte in tutte le sue forme per raccogliere fondi destinati all'AISLA. Una maratona condotta instancabilmente da Beppe Braida, rendendo protagonista della sua comicità ogni artista, ma anche i vari tecnici e perfino tutta la platea, in posa anche per il selfie d'autore.

Photo Gianni Testa
photo Gianni Testa

E allora oggi 22 novembre che è un giorno speciale, sia per il grande Beppe Braida che spegne le candeline e sia per Maurizio Motta che debutta con il suo libro autobiografico Solo con gli occhi, in cui racconta la vita di un malato di SLA, prendendo spunto dalla bellissima copertina realizzata da Simona Vacchieri che unisce i meravigliosi suoi scatti della serata, vi racconto con una galleria fotografica come le arti possono unirsi ciascuna valorizzando l'altra, e lo posso fare grazia all'arte di unire sulla stessa linea cuore e obiettivo e le bellissime foto di Simona Vacchieri e Gianni Testa.


Photo Simona Vacchieri
Al vulcanico Beppe Braida i più cotti auguri per una vita sempre bella e piena, di sorrisi, di successi e anche di palchi condivisi con amici, come quello di sabato al Teatro Le Serre che ha visto l'entusiasmo e l'abilità della sua conduzione disturbata dai Mammuth. Una co-conduzione segnata da una palpabile amicizia vera, capace di rimontare anche situazioni impossibili,  improvvisando con la capacità di far sembrare tutto da copione, per una risata in più. E a Maurizio Motta i nostri suonati complimenti per il suo debutto letterario, per la sua forza e per l'emozione che oggi mi ha fatto vivere (grazie al presidente di Legione Creativa che ci ha messo in contatto) potendo scambiare due chiacchiere con lui. Il suo libro è in vendita in diversi negozi di Collegno e speriamo possa arrivare agli occhi di tanti!


photo Simona Vacchieri



Photo Simona Vacchieri
Photo Simona Vacchieri
Photo Simona Vacchieri

photo Gianni Testa


photo Gianni Testa

photo Simona Vacchieri


photo Gianni Testa
 

photo Gianni Testa
Nadia Macrì

venerdì 21 novembre 2014

Cotti e suonati vi presenta Antonio Todisco: l’identikit di un “ribelle” col cappello da chef!




Qualche mese fa al ritorno da un concerto tenutosi in un antico chiostro a pochi passi dal mare, mi ero soffermata a osservare gli spettatori, attenti ed educati, seduti al chiaro di luna.
 
L’uditorio non era per così dire molto giovanile (non me ne vogliano i lettori dagli quaranta in su) ma ciò che mi aveva piacevolmente sorpreso, era l’attenzione minuziosa nel voler ascoltare e capire fino all’ultima nota ciò che si stava suonando, senza badare a fronzoli e all’estetica delle cose: un piccolo palchetto allestito in un chiostro del mille e seicento e un musicista famoso o quasi.

- “Quello che è andato a Sanremo"

- “Ma sì è quello che canta da Fazio”

- “AnDonio chi”?

Bene, alla fine del bel concerto, salutato qualche amico e volto conosciuto, il discorso più frequente che rumoreggiava tra i presenti era stato: “Noi adulti dobbiamo dare fiducia ai giovani, dimostrare che crediamo in loro e incoraggiarli”. “Se non li sosteniamo noi, chi li potrà mai aiutare”?

Ritornata a casa con più domande di quante ne avessi all’andata, pensavo se fosse sempre e solo una questione generazionale: padri e figli che si scontrano tra vecchi e nuovi modi di pensare, modernità e passato, eterne incomprensioni, stabilità contro movimento, il posto fisso e la fissa del posto fisso!

Nel tempo, ci hanno abituati a credere che si sia meritevoli di ascolto (e di rispetto) dai quarant’anni in su come se la “giovinezza”, nel nostro amato paese, sia sempre sinonimo d’immaturità, d’inesperienza che rasenta la scemenza: “Quando sarai grande, capirai” - mi dicevano.

Eppure il tempo passava e sono diventata “grande” davvero, con tutti gli oneri e gli onori derivanti da un’autonomia a lungo cercata e sudata. Guardandomi nello specchietto dell’auto che veloce mi riportava a casa, pensavo al titolo di una canzone degli Zen Circus, "vecchi senza esperienza" e non potevo non domandarmi se anch’io fossi diventata senza accorgermene una giovane-vecchia senza esperienza...

Questa lunga premessa Suonata mi è servita per introdurre l’argomento Cotto perché oggi vi voglio raccontare la storia di un giovane chef pugliese che ben incarna lo spirito del nostro blog Cotti e suonati: Antonio Todisco, l’identikit di un “ribelle” col cappello da chef.

Abbiamo scelto Antonio perché è un bell’esempio di giovane con esperienza, con tutti i limiti e l’incoscienza che appartiene a chi ha fame di scoprire il mondo masticandolo a pieni bocconi e con la bocca aperta!

Vediamo cosa c’è sotto il cappello dello chef!

Ps: l’ AnDionio cantante sanremese era Antonio Diodato e il chiostro era quello del ex convento di San Domenico a Molfetta, oggi museo e l'Antonio chef ha 23 anni ed è pugliese.


Intervista a pancia piena allo chef Antonio Todisco





Piero Pelù ha recentemente scritto un’autobiografia dal titolo: L’identikit di un ribelle. Noi l’abbiamo presa ad esempio per descriverti. Sei davvero un “ribelle” col cappello da chef?
Innanzitutto saluto calorosamente tutti i lettori di questo blog.
A quanto pare tocca parlare di me e del mio modo di fare!
Partirei con il dire che quell' espressione riferita a Piero Pelù indica perfettamente l'approccio che ho con questa professione. La cucina non è un lavoro: la cucina è arte, passione, sentimento, intuito, voglia di sperimentare nuove consistenze, nuovi contrasti e quindi nuovi sapori.
Il mio essere il "ribelle" con il cappello da chef è un modo come un altro per promuovere la sincerità delle mie passioni vissute in modo totalizzante. Nessuno può far emergere la propria personalità e vitalità in un mondo governato da regole ferree e non discutibili. Da precisare che non intendo dire che vivere al di fuori della legge sia giusto, anzi. Avere delle regole che ti instradano è utilissimo! Ma tentare di sdoganare con piccoli passi convenzioni e credenze quasi secolari, può portare a vivere il nostro lavoro e la nostra vita in maniera più libera e sicuramente più piacevole.

Per parlare di te, abbiamo scelto la frase “giovane con esperienza” a dimostrare che le gavette non le hai solo pulite ma le hai anche riempite con buon cibo: Raccontaci com’è nata la tua passione per la cucina.
La mia passione per la cucina ha origini che vanno indietro nel tempo. Quando ero bambino, trascorrevo gran parte delle mie giornate con mio nonno paterno, del quale porto il nome, nel suo frantoio. In quel luogo per me magico, mi portava per mano a conoscere le varie moliture delle olive di diverso genere per assaporare il gusto della mia terra e sopratutto per imparare a distinguerne gli odori, i colori.

Credo che sia stato proprio in quel momento che la passione per la cucina sia esplosa dentro di me con una forza inarrestabile: immaginate un bambino, che con tutta l'immaginazione della tenera età, apprende l'importanza del saper trasformare un qualcosa di ordinario in qualcosa di straordinario...

Poi parlandoci sinceramente: le olive, in puglia, si trovano ovunque e per i più, non è nulla di speciale ma per me, da quel giorno in poi, l’oliva è stata una immagine da cui partire. Insomma le ho guardate con occhi diversi, con gli occhi di chi sa cosa può venire fuori da un piccolo chicco d'oliva! Inoltre l'aver potuto lavorare al fianco di grandi maestri quali Carlo Papagni, Domenico Lampedecchia (al quale porgo le mie più sentite congratulazioni per essere entrato a far parte del team nazionale Italia cuochi e che ci rappresenterà nelle competizioni mondiali), Aldo Pagliara, Roberto Dipinto, mi ha aiutato ad affinare le mie tecniche sempre fino ad arrivare ad oggi. Non sono assolutamente completo, ma ho la sicurezza che mi serve per superare ogni giorno i miei limiti.

Quello che abbiamo detto sull’essere considerato troppo giovane per fare qualcosa di autonomo e “buono” appartiene a molti ragazzi. Essere credibili a prescindere dall’età è così difficile anche nel mondo della cucina?
Nel mondo della cucina esiste ancora oggi molta "gelosia” nel tramandare saperi e sapori antichi; i vari maestri del settore, sono sempre restii a lasciar trapelare i loro segreti in cucina. Certo non dico che uno chef debba rivelare a chiunque i suoi piatti migliori! L'espressione"quando sarai grande capirai" mi accompagna ancora oggi e devo dire che oramai suona quasi ironica nelle mie orecchie. Non sono spavaldo ma consapevole...consapevole di ciò che ho fatto fino ad ora, sia in positivo che negativo..eh nessuno è perfetto! Ogni giorno per me è una sfida che affronto con impegno e costanza. Attualmente gestisco un ristorante al fianco della mia fidanzata Valentina Colleoni con la quale convivo e sto organizzando il nostro matrimonio...quindi tripla fatica dato che viviamo e lavoriamo fianco a fianco ogni giorno tutti i giorni!

E la frase “la matematica non sarà mai il mio mestiere ti appartiene”? Non sempre le strade che si scelgono all’inizio sono sempre giuste per noi. 
La matematica non era il mio mestiere potrei dire! La scelta della scuola superiore per ogni ragazzo rappresenta un passo verso l’ignoto. Quando a 14 anni approdai in una realtà come il liceo scientifico, iniziai a farmela piacere questa benedetta matematica! Eppure devo dire che a distanza di tempo, non mi è affatto dispiaciuto l'appassionarmi alla matematica e alla chimica dato che per le preparazioni più difficili e i prodotti più ricercati sono richiesti una conoscenza delle nozioni “scientifiche” molto precise. La matematica invece ti salva la vita ogni giorno quando fai la spesa, quando scrivi una ricetta e devi bilanciarne i quantitativi. Ora come ora posso dire che Venditti sbagliava! 

Hai anche fatto qualche esperienza fuori dall’Italia?                                                       Certamente! Lavorare fuori dall'Italia sicuramente ti aiuta a guardare tutto da un altra prospettiva e a guardarti con occhi diversi. Abbracci un altra cultura, un altro stile di vita un altro micro-mondo potrei dire. Io personalmente ho lavorato a Lugano (svizzera italiana) e a Parigi. Parigi ovviamente è un teatro di etnie sapori e profumi che ogni cuoco almeno una volta nella vita deve vedere, sentire e far suo. Ti aiuta a conoscere degli sviluppi diversi della cucina. Storicamente possiamo dire che la cucina sia nata principalmente in Italia o meglio noi, agli occhi del mondo, siamo la patria del mangiar bene e della buona musica no? Pizza spaghetti e mandolino nel bene e nel male. Un concetto radicato però in sapori e luoghi definiti se pensiamo alle particolarità e alle bontà di ogni cucina regionale del nostro bel paese.

La mattina accendi prima i fornelli o la radio?   
Ecco qui la questione si fa un po’ più “speziata”. Sono sempre stato un musica dipendente fin da piccolo. Credo che non potrei mai cucinare senza la musica che è per così dire il mio ingrediente segreto! Mi aiuta a mantenere sveglia la mente e mi condiziona molto spesso in ciò che preparo. Mi spiego meglio: se dovessi preparare un dolce, magari una torta o un qualsiasi dolce, che terminato dovrà trasmettere visivamente equilibrio e delicatezza, allora ascolto molto spesso Einaudi, Allevi. Mentre quando sono su di giri anche Pavarotti che si sa…mette sempre allegria! Quando invece sto cucinando nel mio campo, il salato,  allora sconvolgo la mia libreria musicale e passo dalla classica al rap. Il rap per me è davvero una spezia segreta…più ne ascolto più ne ascolterei, mi carica, mi sprona e influenza il mio gusto e quindi i miei piatti. Quindi direi che al mattino quando mi sveglio, la musica ce l’ho già in testa…

Ascolti molta musica rap. Se il rap fosse una pietanza con cosa lo condiresti? 
Come detto prima per me il rap negli ultimi anni mi ha accompagnato in un periodo di passaggio della mia vita: ho viaggiato molto, ho debuttato in tv, mi sono fidanzato e ora quasi mi sposo (mancano ancora 10 mesi eh) ma l’unica costante di questo periodo meraviglioso ed intenso di emozioni è stata proprio la musica rap.
Non riesco ad immaginare la musica rap come a una pietanza; la vedo più come una spezia, perché a parer mio i concetti che emergono, da quelli espressi in modo più impegnato o a quelli più autocelebrativi, danno sapore alla quotidianità. Il rap, pur nelle varie sfaccettature ed esagerazioni, resta sempre un genere musicale che racconta qualcosa, una storia,un disagio  personale o più ampio. Quindi credo che assocerei il rap al pepe, anzi ad un mix di tutti i pepi del mondo perché per quanto possano essere diversi l’uno dall’altro, come i vari cantanti, quel che cercano è il sapore giusto, il giusto messaggio da lanciare!

L’esperienza televisiva a “The chef of Italy” ti ha reso più cotto o più suonato?        Direi decisamente più suonato! Il programma "The chef" devo ammettere che mi ha cambiato, non saprei dire se in meglio o in peggio ma decisamente ha segnato la fine di un periodo della mia vita e l’inizio di un altro differente e  più impegnativo. Il programma mi ha insegnato a credere maggiormente in me stesso, a vedere quali erano e quali sono le mie potenzialità, a capire quando provare a fare uno sprint per sorpassare tutti o quando aspettare. Esperienze come queste, se le vivi nella maniera più sana e più giusta possibile ti fanno crescere e soprattutto ti fanno sentire speciale.

Adesso sei lontano dalla puglia: dove lavori e qual è la tua ultima creazione culinaria?                                                                                                                             Ora lavoro in Liguria, nel ristorante “Chez Valentine” gestito da me e dalla mia futura moglie Valentina Colleoni. Litighiamo molto per il lavoro, per come devono essere fatte le cose…per i menù! Quando io e lo chef Colleoni Valentina litighiamo, lo facciamo molto animatamente ma solo perché entrambi puntiamo alla perfezione del gusto delle consistenze dei colori e dei contrasti; ogni litigio ci spinge sempre più in alto, ma la cosa migliore è che in realtà oltre ad un amore profondo ed ad una strabiliante affinità mentale io e lei condividiamo la passione che predomina le nostre vite, la CUCINA!!!!
La mia ultima creazione culinaria è senza dubbio il risotto al melone e gamberi con polvere di crudo di parma disidratato. È un piatto nuovo e fresco e c’è un bel gioco di colori e consistenze: c’è un ottimo contrasto con i sapori dolci del melone e del gambero e il salato del prosciutto e soprattutto il croccante dello stesso che contrasta con il morbido del risotto.

Quando sono riuscito ad equilibrare la ricetta ed ad ottenerne una  versione quasi perfetta ho potuto esclamare solo una parola…  “WOW”.


Allora sotto il cappello dello chef cosa si nasconde?
Credo che questa sia la miglior domanda che mi sia mai stata posta…cosa si nasconderà mai? Vi svelo un segreto: sotto la Toque (cappello) di uno chef c’è follia, fantasia, passione, sentimenti fortissimi, gioia, tristezza, rabbia, felicità.

Provate a farci caso: uno chef non è mai un “po’contento”ma è felicissimo; uno chef non è triste, ma infuriato. Insomma uno chef non conosce le mezze misure! Questo perché è sull’onda della creatività sempre alla ricerca di nuovi prodotti e nuovi sapori in un mondo dove tutto è rapido, in crescita, in espansione, in cambiamento, in competizione. Le mezze misure e la ribellione di uno chef col cappello! Ecco perché credo fortemente in ciò che faccio e sono felice di aver raggiunto la mia personale quadratura del cerchio nella mia vita tra follia e creatività tenuta a bada (ma non troppo) dalle briglie dell’amore.

Nessuno è mai riuscito a vedere oltre la giacca che indossiamo, nessuno ha mai provato a scoprire come ragioniamo, nessuno si è mai posto il dubbio di cosa ci sia dietro alle porte di una cucina…nessuno…prima di voi.


Sono stato davvero onorato di rispondere alle vostre domande.
Saluto calorosamente tutti i lettori di cotti e suonati.


                                                                       Alessia Vania